Come per le unghie e gli arti di un essere umano, si ritiene che anche i capelli mantengano uno stretto rapporto con la persona anche dopo esserne stati separati; rappresentano le proprietà dell'individuo e sono il concentrato spirituale delle sue virtù: sono uniti al loro proprietario da un legame di simpatia. Si può spiegare così il culto delle reliquie dei santi - soprattutto di una ciocca di capelli -, culto che esprime non soltanto un atto di venerazione, ma anche un desiderio di partecipazione alle loro virtù. Da qui deriva anche l'abitudine - dotata di un significato assai più profondo che non la semplice perpetuazione di un ricordo - di conservare i riccioli dei bambini e i loro denti da latte. Essa rivela la volontà di far sopravvivere quel momento della vita dell'individuo.
I capelli rappresentano, la maggior parte delle volte, alcune virtù o certi poteri dell'uomo: la forza, la virilità, ad esempio, come nel mito biblico di Sansone. [...]
Il taglio e la disposizione della capigliatura sono stati sempre un elemento determinante non soltanto della personalità, ma anche della funzione sociale e spirituale, individuale o collettiva.
L'acconciatura aveva un'estrema importanza nella casta guerriera nipponica. Anche in Francia, quando si diffuse l'uso di tagliarsi i capelli, soltanto i re e i principi mantennero il privilegio dei capelli lunghi, che erano un emblema di potenza. In Asia, il taglio o la modificazione della capigliatura è stato spesso uno strumento di dominazione collettiva, come il codino imposto ai Cinesi dai loro invasori della Manciuria.
In Cina esiste un simbolismo dei capelli scompigliati o sciolti, in quanto atteggiamento rituale: attualmente è un segno di lutto; un tempo - ma il significato fondamentale era il medesimo - era un segno di sottomissione. Alcuni Immortali portano i capelli sciolti, come coloro che partecipano al metodo di concentrazione taoista per contemplare l'Uno. Ad alcune danze rituali antiche si partecipava con i capelli sciolti e questa era anche l'acconciatura degli stregoni nelle loro funzioni e degli aspiranti alle logge delle società segrete. Sembra trattarsi, in generale, di una rinuncia ai limiti e alle convenzioni del destino individuale, della vita usuale e dell'ordine sociale (potremmo fare un'analogia con gli hippies, beatnicks ecc.»).
Nell'iconografia indù, i capelli scompigliati sono il più delle volte una caratteristica delle divinità terribili - come pure, delle Gorgoni, nella mitologia greca, e di Tifone, ma sono anche una caratteristica di Shiva. Sono in rapporto con Vâyu - il vento - con Ganga - il Gange -, manifestazione del primo, che scorre dalla sua chioma di capelli arruffati. La trama, la tessitura dell'Universo, è costituita dai capelli di Shiva, che si identificano con le direzioni dello spazio.
I capelli acconciati intorno alla testa sono anche un'immagine dei raggi solari ed esprimono, in generale, un legame con il Cielo: in Cina, tagliarsi i capelli o - che è lo stesso - tagliare gli alberi di una montagna, faceva cessare la pioggia. È da notare, su un altro piano, il significato della ciocca di capelli dei musulmani, e anche del ciuffo (sikhâ) delle divinità indù, che appare come il segno di rapporti effettivi o potenziali con il regno sovrumano, e indica il superamento dell'individualità e l'uscita dal cosmo. [...]
Nel pensiero simbolico i capelli sono parimenti collegati all'erba, capigliatura della terra, e quindi alla vegetazione. [...]
La capigliatura è una delle armi principali della donna e quindi assume particolare importanza il fatto che sia o visibile o nascosta, annodata o sciolta: è il segno della disponibilità, dell'offerta a o del ritegno della donna. Maria Maddalena viene sempre rappresentata nell'iconografia cristiana con i capelli lunghi e sciolti, segno di abbandono a Dio più che ricordo della precedente condizione di peccatrice. In Russia, la donna sposata nascondeva i capelli, e un detto afferma che una fanciulla può divertirsi fino a che la sua testa non è coperta. L'idea di provocazione sessuale, legata alla capigliatura femminile, è anche all'origine della tradizione cristiana secondo la quale una donna non può entrare in chiesa a capo scoperto: significherebbe aspirare a una libertà non soltanto di diritto, ma anche di costumi. In Russia, la treccia singola viene portata soltanto dalle fanciulle ed è segno di verginità; le donne sposate portano due trecce. [...]
Clemente d'Alessandria e Tertulliano proibivano alla donna di tingersi i capelli o di portare parrucche. Questa proibizione era ispirata da uno spirito di penitenza, che vietava gli artifici della seduzione.
L'importanza attribuita ai capelli era enorme e, al riguardo, è da ricordare che ogni disobbedienza in merito poteva impedire l'ingresso in chiesa, come pure la possibilità di ricevere sepoltura religiosa. [...]
Una figura femminile con una capigliatura di serpenti è Medusa. Un serpente con testa di donna è l'Inganno.
L'universalità delle tradizioni che fanno del serpente il signore delle donne, in quanto signore della fecondità, è stata abbondantemente dimostrata da Eliade (Eliade Mircea, Trattato di storia delle religioni, Torino, 1970 e 1976, 150 sg.), da Krappe (Krappe Alexandre H., La genèse des mythes, Parigi, 1952) e dagli etnologi, come Bauman (Baumann H. - Westermann D., Les peuples et les civilisations de l'Afrique, Parigi, 1948) che sottolinea come in Africa sia un aspetto caratteristico delle società matriarcali. [...]
[L’]ambivalenza sessuale del serpente [...] si traduce, sotto questo aspetto del simbolismo, nell'essere contemporaneamente utero e fallo. Ciò è attestato da un gran numero di documenti iconografici, tanto del neolitico asiatico quanto delle culture amerinde, nei quali il corpo dell'animale (fallico nel suo complesso) è decorato con losanghe (simboli della vulva).
Negli antichi riti di fertilità, il serpente, simbolo fallico, aveva connessioni con la Madre Terra. È possibile che il serpente che accompagnava la dea greca Atena (Minerva) traesse la sua origine da una più antica divinità agricola alla quale essa si sostituì. Le stesse radici sembrano attribuibili al serpente nel cesto, che si trova nel mito sulla nascita di Erittonio, un personaggio generato dal seme di un dio versatosi a terra. Inoltre il serpente figura come attributo della personificazione della Terra, uno dei Quattro Elementi, e della dea Cerere che la rappresenta. (A questo proposito anche Lussuria.)
Il rapporto tra il serpente e l'albero - simbolo, quest'ultimo, di segno femminile del rinnovellarsi annuale della vegetazione - si trovava già negli antichi riti del Vicino Oriente, dedicati alla dea della fertilità Astarte. Simboleggiava tale rapporto l'immagine di un serpente attorcigliato a un tronco, che passò alla mitologia ebraica come simbolo del serpente del Giardino dell'Eden (Adamo ed Eva) e con la quale probabilmente va identificato il serpente di bronzo creato da Mosè per proteggere il popolo d'Israele.
Nella leggenda di Giasone e del Vello d'Oro si trova un serpente a guardia di un albero; è di nuovo un serpente che custodisce i pomi d'oro delle Esperidi (Ercole). I rituali dedicati a Bacco comprendevano la manipolazione di serpenti, e questi divennero perciò attributi dei Satiri che formavano il suo seguito.
Simbolo del male e sinonimo di Satana nella Bibbia (il « serpente antico ») [esso] è però anche un simbolo della fertilità, della sapienza e dalla scienza medica e rientrava nelle pratiche religiose dei popoli antichi che a volte lo veneravano come divinità. Il termine latino draco significa sia serpente sia drago, entrambi espressioni del Maligno nell'iconografia cristiana. La figura di Satana può avere alcune caratteristiche del drago e ai suoi arti si attorcigliano serpenti. Maria Vergine è raffigurata mentre schiaccia col piede la testa del serpente, un'immagine che rappresenta la sconfitta del peccato, o, nell'arte barocca, del protestantesimo. [...] Minosse, il giudice delle anime all'Inferno, attorce la coda di serpente attorno al proprio corpo un numero di volte corrispondente al cerchio infernale di destinazione del dannato.
Immagini di serpenti come procuratori di morte: una figura di regina si porta un aspide al seno: Cleopatra; serpente attorcigliato alla caviglia di una giovane donna: Euridice (Orfeo); serpente attorcigliato al corpo morto di un uomo presso una fonte circondato da altre vittime: Cadmo; un uomo e due giovinetti lottano per liberarsi dalla stretta di alcuni serpenti: Laocoonte. Ercole neonato uccide a mani nude due serpenti, adulto uccide l'idra di Lerna con la clava. Apollo uccide il pitone con le sue frecce. Un uomo, al cui polso si era attorcigliato un serpente, lo scuote nel fuoco in un accampamento: san Paolo apostolo. La Sibilla Persica calpesta un serpente.
Il serpente è anche simbolo della Prudenza e attributo della sua personificazione (Matteo, 10, 16sg «Siate prudenti come i serpenti»); questo significato finì per spiegare anche la connessione del serpente con Minerva, dea della sapienza, anche se diversa ne era l'origine, come si è osservato sopra. Hanno per attributo il serpente anche le seguenti figure: la Logica, una delle Sette Arti Liberali; l'Innocenza; l'Africa, una delle Quattro Parti del Mondo.
Il serpente appartiene ad Asclepio (latino, Esculapio), dio dalla medicina - uno figura alquanto rara nell'arte rinascimentale – forse perché ha la prerogativa, interpretata conte un simbolo di rinascita e di guarigione, di mutare la propria pelle. È rappresentato attorcigliato intorno al bastone del dio. [...] Un serpente in forma circolare, con la coda nella bocca, era un'immagine sacra dell'antico Egitto. I mitografi della tarda antichità la interpretarono come un simbolo di eternità e la collegarono perciò a Saturno, che incarnava il Tempo, e a Giano, il dio dell'anno nuovo. Nell'iconografia rinascimentale e di epoca successiva, tale simbolo è attribuito alle due divinità citate e alla figura allegorica del Tempo.

(Jean Chevalier (a cura di), Dizionario dei simboli: miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Milano: BUR, 1986; James Hall, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, Milano: Longanesi, 1983)

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